Edoardo Tedde

Edoardo Tedde, con Regoltu e Candelas, prende spunto dalle recenti vicende del nuovo piano industriale di Porto Torres, ma si allarga a un dibattito molto più vasto, quello sulla green energy (e le sue contraddizioni), che sta interessando diverse parti del mondo. Il progetto si è sviluppato in due fasi distinte: a settembre 2013 c’è stato Cabidànni/capodanno in lingua logudorese; ora, dal 6 luglio, è la volta di Trìulas. Questo intervento, non a caso, avviene durante il periodo della raccolta e della trebbiatura. Tedde, nel corso di una residenza artistica di un mese a Campidarte, Ussana (CA), ha incontrato le persone del luogo, agricoltori, ricercatori, attivisti. Questa esperienza gli ha permesso di maturare una maggiore consapevolezza della vita agropastorale e delle tensioni cui è sottoposta. La ciclicità stagionale. La dignità del lavoro. La salvaguardia ambientale. Ma anche la necessità di vie alternative di sviluppo per risolvere atavici problemi di disoccupazione e degrado.
La residenza si concluderà con una mostra e un momento conviviale di condivisione con il pubblico. Innanzitutto, saranno presentati i lavori video e fotografici prodotti in occasione dell’incontro di Porto Torres. Poi un’installazione audio e alcuni dei cardi-cero derivanti da Regoltu e Candelas _ Cabidanni, che arricchiranno d’intensa atmosfera i grandi spazi dell’ex-allevato avicolo. Ma il risultato più incisivo consiste nel nuovo tessuto di relazioni stabilito da Tedde durante il periodo.
Il giorno dell’inaugurazione, infatti, un esperto conoscitore delle campagne circostanti proveniente da un paese vicino, farà da guida per una passeggiata nei terreni. Dietro sue indicazioni saranno raccolte alcune erbe spontanee, per essere utilizzate nella preparazione del pranzo consumato dal pubblico che parteciperà all’apertura della mostra.
Il principio di non-intervento umano nei ritmi naturali presiede anche all’inusuale scultura/installazione botanica che accoglie i visitatori all’ingresso dell’area. Si tratta di alcuni fili di lana, disposti in un perimetro rettangolare di circa 2/3 metri quadri per lato, all’interno del quale lo sviluppo dell’ecosistema preesistente farà il suo corso senza subire alcun tipo di azione invasiva da parte dell’uomo. Saranno quindi l’energia delle piante spontanee, l’imprevedibilità meteorologica e la fauna locale a costituirsi come una specie di “soggetto scultoreo collettivo”, per verificare l’effettiva potenza della natura, una volta lasciata libera di agire.
Stagionalità e cultura materiale. Ritualità profane e simbolismo agreste. Sdegno e proposta. Critica e progettualità. Tutta questa lunga operazione si è fondata su principi etici prima che estetici. Però non è solo il ritorno alla tradizione per piantare il “seme della coscienza critica”. Tedde non si limita a interrogarsi impietosamente sulle condizioni di passività/complicità dell’opinione pubblica verso i problemi dell’occupazione e delle risorse naturali. Egli indica nella solidarietà e nella condivisione creativa delle esperienze uno strumento (non l’unico, ma quello più economico e pratico) per recuperare un equilibrio positivo con il contesto naturale.