Su Malloru – Gio Pistone

L’arte come taurocatapsia

Toro, cervo, cavallo… come nelle profondità della terra che i nostri antenati sentirono il bisogno di dipingere. E come nel cielo stellato, che sentirono il bisogno di dividere, attribuendo nomi.
Serpente, fenice, Osiride, Cristo, Dioniso… morire e rinascere, sacrificare e rendere omaggio, liberare gli istinti, dominare gli istinti. Qual è il senso di questo gioco? Saremo abbastanza agili da trovare la risposta? Dove ci porta questo legame uranico e terrestre, questo sguardo dorato che unisce la testa del toro al racconto della sua storia e della sua gloria?
Forse – e questo è il primo salto – al timpano del(l’ex) Mattatoio di Roma, a Testaccio, enorme fino all’orrore, sterminato teatro di sterminio e più grande tempio mitraico mai costruito. Qui si tratta, come si dice, di prendere il toro per le corna. E di affidarsi agli scorpioni.
Oppure – secondo salto – faremo una capriola sulla schiena del toro in corsa e ci poseremo, con leggerezza di adolescente, nell’isola di Creta. Prima del labirinto, con la costellazione appena battezzata e le dee che avanzano ridendo con un serpente per mano. L’armonia con il toro è lo stato di grazia.
O ancora, al culmine dello slancio taurocataptico – terzo e ultimo salto – potremmo toccare terra nel deserto del Nuovo Messico, nel villaggio di Oraibi. Qui, i Pueblo, mamuthones locali, indossano le maschere di cuoio e tornano animali, perché tornino le nuvole, la terra diventi fertile.
Il serpente è uno strano toro – niente zampe, niente pelo, discutibile apparato genitale, di rado le corna – nondimeno muore e rinasce. E, nel corso del rituale dei Pueblo, diventa mediatore tra le necessità dell’uomo e le forze della natura. Certo, è pericoloso, così come lo è giocare con un bovino infuriato, ma “non c’è valore, nell’arte, senza l’equivalente di quello che per il torero è il corno aguzzo del toro”.
Se non credete più negli antichi dei, sappiate almeno che il toro ci ricorda la gioia e il rischio.
Poi piove.

Testo di: Alessio Trabacchini
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Gio pistone decide di dedicarsi al disegno per caso, divisa com’era da tendenze diametralmente opposte…
La psicologia – forse più bisognosa di cure che l’inverso.
La scenografia – in gara a sollevare pesi più grandi di lei in competizione con gli attrezzisti nerboruti.
La performance – lasciamo perdere…e tante altre.
Decide in fine che il più grande che avrebbe dovuto sostenere sarebbe stato il peso di una matita e quello eterno della sua mente.
Tardiva ma felice decisione.
Vive e lavora a Roma.

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le residenze artistiche sono un’occasione di scambio, di confronto e di crescita con un’artista che porta con se tutto un suo mondo, e lo condivide in un luogo. Questa con Gio Pistone è stata ricca di energia!

Si è prodotto tanto #performance #serigrafia #streetart #scultura #installazione

 

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